La storia

Famiglia Tullini - scatolificio a Medicina Bologna

MISSION
Perseguiamo il Benessere dei Clienti,
dei Fornitori e di tutte le Persone che lavorano con noi,
con attenzione al nostro Territorio e al nostro Ambiente;
attraverso l’abilità e la cura del Lavoro artigianale.
 
VISION
Trasformare il cartone per vestire e proteggere,
con profondo Rispetto, le Cose, le Case e gli Spazi delle Persone
in tutto il mondo.
 
CARTA DEI VALORI
·        Famiglia, intesa come: rispetto, fiducia, appartenenza
·        Serietà, intesa come: capacità di essere coerenti e affidabili
·        Passione, intesa come: disponibilità, sacrificio, continuità

 

Incontro Maurizio Tullini un sabato mattina di fine estate, in azienda; mi riceve alla sua scrivania, in un grande open space, dove lavorano in tanti, anche i suoi figli.

L’ufficio del Capo non esiste, si lavora tutti insieme.

Dietro le sue spalle, una grande vetrata lo separa dalla produzione, l’anima dello Scatolificio, la sua vita.

Camicia e pantaloncini, sommerso da una montagna di carta: preventivi da fare, prezzi, schede di lavorazione…

Il motivo della chiacchierata è farmi raccontare la storia della sua azienda…e cominciamo.

Tullini ha un accento che sfuma  tra l’Emilia e la Romagna: terre di lavoro e di fatica, 
da sempre innaffiate di Sangiovese, Entusiasmo e Passione.

Le stesse qualità che trasmette al primo sguardo, vigile e analitico, celato dietro ad un paio di occhiali sempre appoggiati sul naso, quasi a proteggersi.

Comincia a raccontare concentrandosi, frugando nella memoria e cercando di mettere insieme i ricordi e le storie umane che si intrecciano alle date, ai passaggi cruciali della storia dell’azienda.

 

Sorride, quasi a disagio, per quello che, più che un’intervista, percepisce come un compito in classe: “Non mi è mai piaciuto andare a scuola..!”, mi confessa sorridendo sornione, mentre si passa le mani tra i capelli…

Ripercorre le tappe del suo cammino con memoria lucida e puntuale, con l’orgoglio positivo di chi ha messo l’impegno, la partecipazione, il sacrificio e l’entusiasmo, al primo posto nelle scelte della sua vita. Nel vocabolario di Tullini la parola “sudore” viene prima della parola “successo”, le sue radici contadine, accanto a 4 fratelli, l’hanno formato all’impegno, alla responsabilità per se e per gli altri. 

”Noi eravamo contadini, anzi mezzadri, lavoravamo la terra: grano, bietole, foraggio e vite. La metà del nostro risultato se lo teneva il Padrone. La nostra casa aveva 250 anni di storia e noi eravamo in tanti, 5 figli di cui due sorelle e tre fratelli, maschi”.

…si ferma, quasi a voler sottolineare, sorpreso, quanto tempo è trascorso da allora…

Sono stato il primo, a 14 anni ad andare a lavorare a Bologna, in officina, facevo il Tornitore; i miei due fratelli più grandi, Ezio e Gaetano, invece, lavoravano alla Cartotecnica Bolognese.

Erano gli anni 60, gli anni del Boom. La mia famiglia trovò il modo di uscire dalla mezzadria acquistando un piccolo podere…”

Si ferma a pensare Tullini e riprende: ”Mio padre si sacrificò tutta la vita, visse sempre con l’acqua alla gola…”

Scatolificio Medicinese - Imballaggi di qualità a BolognaQuello che arriva, dell’Uomo Tullini, mentre si immerge nel racconto, sono i sentimenti e i valori di una persona nata negli anni 50 (giovane!) ma con radici antiche e profonde; dove concetti come: Rispetto, Gratitudine, Fatica, Coraggio, Amore e Lavoro, rappresentano la strada maestra di una vita spesa a costruire qualcosa di buono.

“Gaetano, mio fratello più grande, aveva un carattere tosto, molto determinato, mia figlia gli assomiglia molto, (afferma con orgoglio), ed era bravo!

In pratica era arrivato a gestire una parte di fabbrica da solo.

Con i primi anni 70 arrivò la crisi della carta e noi fratelli, nel tempo libero (oltre al lavoro da operai e oltre a quello nei  campi) andavamo a raccogliere in giro riviste e cartoni.

Poi arrivò l’esigenza di acquistare una pressa per compattare la carta raccolta e barattarla con il nostro unico cliente/fornitore, in cambio di cartone nuovo. 

Arriva il luglio del 1974, Ezio e Gaetano vengono convocati in ufficio dal titolare della Cartotecnica Bolognese e licenziati in tronco. All’azienda non stava bene che noi facessimo, fuori dal lavoro, compravendita di carta, ci sentivano come possibili concorrenti;  fu la nostra fortuna.

Gaetano era convinto che fosse giunto il momento per lavorare in proprio, perché coltivava l’illusione che, in quel modo, avrebbe avuto più tempo per se.

Decidemmo allora di comprare una macchina fustellatrice. Con i soldi delle liquidazioni, il libretto di risparmio del babbo e un po’ di incoscienza…firmammo 20 cambiali da un milione l’una. 

Nasce così l’embrione dello scatolificio, era il 1974.

Gaetano era geniale, arrivò a costruire una macchina da solo…Ezio pensava ai clienti e all’organizzazione ed io, il più giovane, mi aggregai.

Cominciammo ad andare a cercare lavoro, arrivarono i primi ordini e, improvvisamente, il nostro principale cliente smette di darci commesse…fino a quel momento avevamo onorato le cambiali, ma per quella scadenza era impossibile…non c’erano i soldi…”

“…la sera prima della scadenza mio fratello Ezio va dal nostro miglior cliente. Fuori orario di lavoro, il titolare era sul muletto a spostare dei bancali e capisce subito, la faccia di Ezio parlava chiaro.

-Tullini, hai bisogno di soldi?- …e poi… stacca un assegno con cui paga in anticipo materiale che dovevamo ancora consegnargli.

Pagammo la cambiale e non solo. Se non c’era lui…ora non saremmo qui”.

Tullini si commuove, si ferma, si toglie gli occhiali, si asciuga il viso, sorride...

“Eccola qui la storia dello Scatolificio Medicinese, quella che conta: l’inizio, il momento più difficile. Negli anni a seguire ci ingrandimmo sempre di più, fino ad ora, ottomila metri quadri di capannoni, sette linee produttive, 42 dipendenti e tante soddisfazioni. 

Non mi prendo il merito di tutto questo, c’è gente qui, che lavora con noi dall’inizio.

E al mio fianco, prima i fratelli e ora i figli che sono il cuore pulsante dell’impresa”. 

Maurizio non si ferma più, si accende, procede spedito nel racconto, ripercorre le tappe cruciali, gli investimenti, gli ampliamenti…Cristina e Andrea Tullini, i figli, sono a un metro da noi, se pur impegnati in altre attività, ci ascoltano rispettosi.

In loro:  il futuro. 

“Mio fratello Gaetano  nel 1995, sente che per lui è arrivato il momento di lasciare lo Scatolificio. Il suo ciclo si è compiuto. Muore giovane, nove anni dopo, a 65 anni.

Si va avanti, le due figlie di Ezio lavorano in ufficio e i mei due figli trascorrono in azienda l’estate, dopo la scuola, fino ad entrare definitivamente nel 2006.

Poi, arriva anche per Ezio il momento del traguardo, del riposo, dell’appagamento. Nel 2009 Ezio stacca le mani dal timone, lasciando a me e ai miei figli il compito di proseguire lungo la rotta tracciata”.

Lo Scatolificio Medicinese ha superato con lungimiranza e concretezza cambiamenti economici e sociali importanti in questi quasi 40 anni.

Oggi, afferma Tullini, per essere qui, devi avere una tempra fuori dal comune, avere la capacità immediata di riconoscere le cose, gli eventi, le persone.

La pressione con cui sei spinto dal mondo del lavoro a volte non ti consente di essere lucido e quindi di prendere decisioni corrette, devi stare sempre attentissimo e saperne sempre di più.

“Sono convinto che l’azienda sia come una moglie, l’amore, la passione, non ti fanno sentire la fatica, 16-17 ore qui dentro non le senti.

Tuttavia ho dato poco tempo alla famiglia, devo ringraziare mia moglie per aver saputo comprendere, sempre, e i miei figli che mi hanno seguito.

Credo che solo dedicando la vita all’azienda si possa riuscire; di quelli che, come noi, avevano avviato un’attività in proprio, ma trascorrevano un po’ troppo tempo al Bar…non ce n’è rimasto uno.

Le cose non arrivano da sole, bisogna conquistarsele giorno per giorno”.

 

Cristina Condello
per la famiglia Tullini